Simonetta Pachella, espressione di una scuola con l’anima

Nella nostra memoria di ex studenti spesso rimangono, anche a distanza di anni, figure indelebili di professori generosi, vocati all’insegnamento, e di presidi umani e appassionati, a cui ripensiamo con affetto. Presidi come Simonetta Pachella, che da quattro anni dirige con efficienza, simpatia e senso materno di accoglienza l’Istituto di Istruzione Superiore “F. Orioli” in via Villanova a Viterbo. Simonetta conosce come pochi altri il mondo della scuola: all’inizio insegnante di scuola dell’infanzia, ha insegnato poi alle elementari, alle medie ed infine è diventata dirigente, prima in Sardegna e poi per sette anni a Vasanello. «Da quattro anni sono preside all’Orioli. E quest’anno la mia riconferma qui è stata una scelta estremamente voluta e consapevole» inizia a raccontare Simonetta, nativa di Gallese. «Se tre anni fa poteva essere un salto nel buio dettato dall’incoscienza, quest’anno sapevo a cosa andavo incontro, scegliendo di restare. Sarebbe stato forse il momento di passare ad un istituto meno di frontiera e più facile da gestire. Perché qui», e ci mostra sorridendo aule dell’Istituto appena tinteggiate a colori tenui, con l’orgoglio di chi mostrerebbe la stanza più bella di casa sua, «qui è una battaglia quotidiana. Non ci si risparmia, si lavora su tutti i ragazzi. Ma è una battaglia troppo bella». Siamo andati a conoscere la preside Pachella per farci raccontare la particolarità dell’Istituto che dirige, e per avere una panoramica delle problematiche che lei e il suo personale si trova ad affrontare ogni giorno.

L’Istituto Orioli è una sorta di cittadella multiforme, operante su due sedi. Oltre all’indirizzo professionale di manutenzione e assistenza tecnica, offre corsi di sartoria e moda, servizi sociosanitari, agraria e segretariato d’azienda. «Nella sede distaccata di via C. Pinzi abbiamo il bellissimo liceo artistico, con gli indirizzi di scenografia, design e grafica». In tutto, novecentosettanta studenti, che Simonetta Pachella chiama affettuosamente “monelli”. La preside ha sempre una battuta affettuosa e un sorriso per tutti, siano studenti , docenti, o personale amministrativo. La sensazione è veramente quella di trovarsi in una grande famiglia. «I ragazzi mi vogliono bene, anche se sono un po’ severa… ma lo sono perché loro, alla fine dei cinque anni, devono poter uscire da qui con la bandiera in alto, essere in grado di trovare lavoro e di trovarlo bene. Ed è una soddisfazione». Ciò che caratterizza maggiormente però l’Istituto Orioli, e che ne fa un unicum nel panorama formativo viterbese, è l’estrema inclusività e la predisposizione all’accoglienza. Il 20% della sua popolazione scolastica è composto da studenti con bisogni educativi speciali, di tre tipologie: disturbi evolutivi specifici – come la dislessia, la disgrafia, i deficit di attenzione, l’iperattività; disabilità motorie e cognitive; disturbi legati a fattori socioeconomici, linguistici, culturali. Una percentuale importante, che richiede un grande impegno professionale da parte della dirigenza scolastica, del personale docente ed ATA, nonché investimenti rilevanti ogni anno. Ma non uno di questi ragazzi viene lasciato indietro. Ne parliamo anche con il prof. Mirko Ottoni, referente per il sostegno e l’inclusione scolastica. «Quest’anno avremo sessantacinque cattedre di sostegno, per 98 studenti diversamente abili e 140 con disturbi di varia tipologia», spiega Ottoni. «Accanto alla didattica classica, a questi ragazzi vengono forniti strumenti e strategie per colmare ogni possibile difficoltà. Per i disabili sono predisposti progetti e attività, volti ad ottenere le abilità pratiche necessarie all’autonomia personale. Sport, pet therapy, corsi di cucina, musicoterapia, mosaico, tecniche di rilassamento. Sono previste facilitazioni compensative o dispensative, come la possibilità di impiegare più tempo degli altri per portare a termine un compito, o di fare un esame soltanto orale. Offriamo approfondimenti per apprendere metodologie di studio, per imparare ad imparare, e aiuti a chi si trova in difficoltà con l’italiano. Possono essere anche misure transitorie, che durano il tempo necessario a rimuovere il disagio». «L’indirizzo inclusivo dell’Orioli è stata una scelta della dirigenza precedente, che ci teneva quanto me», continua Pachella. «D’altra parte, la scuola deve dare una risposta a tutti e tutelare tutti. Sai cosa significa non tener conto della specificità di ogni studente? È come se io comperassi 970 vestiti meravigliosi e costosissimi, ma tutti della stessa taglia. Potrei farli indossare a tutti i ragazzi? No. L’insegnamento, quando è standardizzato, è questo. La specificità della nostra scuola sta proprio nell’individuare i ragazzi che devono avere un approccio diverso e formulare una didattica calibrata sulle loro capacità». All’Orioli, la normalità consiste nello studiare in una classe dove ci sono ragazzi con problemi particolari. «Non ci sono problemi di bullismo: i ragazzi che vedono in difficoltà un loro compagno assumono atteggiamento protettivo», aggiunge Ottoni. Dopo una vita di lavoro nelle aule scolastiche, Simonetta Pachella conosce il mondo della scuola, e come sono cambiati gli studenti nel corso degli anni. «Più che i ragazzi, nel tempo è cambiato l’atteggiamento delle famiglie. La reazione negativa ad una nota, ad un brutto voto, per loro spesso equivale a una “messa a verbale” di qualcosa che non ha funzionato nel loro essere genitori. C’è meno fiducia nella scuola, è cambiato il rapporto fiduciario. Nei ragazzi invece ho visto un cambiamento cognitivo. L’apprendimento avviene in loro soprattutto per immagini: oggi ci arrivano informazioni tra le più disparate, velocissime, sconnesse l’una dall’altra. Questo rende più difficoltoso lo svolgimento di una didattica tradizionale e per i docenti nasce la necessità di adeguarsi. Ben vengano le nuove tecnologie, ma con cautela: imparare a memoria una poesia, che sembra superfluo visto che oggi ce l’ho a portata di mano su Internet, resta sempre importante per sviluppare la capacità cerebrale». Simonetta continua la sua giornata lavorativa, barcamenandosi tra mille problemi, come la carenza di aule, ma sempre con il sorriso. «La giornata lavorativa di un preside finisce il giorno dopo», conclude sorridendo. «A volte ho il compito immeritato di andare a ricevere premi, che sono in realtà di tutti. L’Orioli è una scuola faticosa, ma una scuola veramente bella. Dà senso al lavoro che facciamo. È questa in fondo la nostra vera ricompensa: aver fatto la differenza nella vita dei ragazzi che ci scelgono».

www.orioli.gov.it

 

 

 

 

 

 

 

Preside-Orioli-pachella

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