Nascosti dalle quinte

Si chiude il sipario. Lo spettacolo, ristretto sulla sottile porzione di palco antecedente all’enorme tendaggio, continua il suo corso, arricchito da canti, danze e recitazione. Le luci, soffuse all’esterno, si accendono vive nello spazio che, in quella manciata di minuti, è dedicato esclusivamente a noi.
Siamo una decina di persone. Da una parte all’altra del palco, appena dietro le quinte, ci intendiamo a gesti su quando ‘entrare in scena’. La nostra scena. Spostiamo i diversi pannelli, li posizioniamo nei posti segnati sul parquet con il nastro carta. Ognuno ha un suo ruolo, ognuno sa che ogni errore andrebbe ad incidere sull’intera compagnia teatrale. Cerchiamo di coordinarci gridando parole sussurrate. La musica alta ovatta il nostro sottile vociare, il fischio sordo degli avvitatori, lo svelto sfregare delle balaustre in polistirolo sul pavimento caldo. Maneggiamo pezzi da tre metri. Vediamo ricomporsi, parte per parte, ogni angolo della scenografia che abbiamo visto nascere. Ed il tempo scorre, e con esso si presenta qualche piccolo imprevisto: una parete rimane impigliata al tendaggio nero, uno scalino è cinque centimetri distante dal segno sul pavimento. E nel sistemare tutto non ci sono più avversioni ed ostilità, siamo lì con il medesimo compito ed obbiettivo, ogni astio si dissolve nella consapevolezza che, all’apertura del sipario, tutto dovrà essere perfettamente al proprio posto.
E così è stato ad ogni spettacolo. Le luci completamente spente hanno lasciato spazio ai led ad intensità variabile, posizionati sotto ad ogni scultura da Enrico Mandola, che ha curato gli effetti luminosi dell’intero impianto.
In basso gli applausi, i volti stupiti, ed in alto, nascosti dalle quinte a scrutare il pubblico, noi.
E poi di corsa per le scale, il corridoio e ancora gradini in salita, con l’impazienza di spiare l’intera scenografia dagli occhi dello spettatore.
Come per magia, sul palcoscenico di fronte a noi, si sono materializzati tre gradoni a formare un’ampia scalinata centrale, le due rampe laterali contornate dalle balaustre culminanti con sei statue di gargoyles, l’enorme parete di fondo, arricchita da un’imponente finestra dipinta, affacciata su un nebbioso paesaggio boschivo. Ai lati, due pannelli per parte a ricreare entrate ed uscite di scena, comprendenti due archi a sesto acuto con quattro sculture poggiate sui diversi capitelli gotici.
Riconosciamo il nostro lavoro dei due ultimi mesi, distinguiamo ogni mattoncino nelle pareti, ogni pennellata di resina ed acrilico, ogni pannello che abbiamo visto nascere presso la ditta Mastro SRL Lavorazione Polistirolo che, per tanti pomeriggi, è stata per noi come una seconda casa. Confrontiamo ciò che adesso vediamo in scena con l’intero progetto curato dal designer Luca Occhialini, che ci ha seguiti in tutta la realizzazione, e non ci sembra vero di essere riusciti a renderlo concreto grazie ai professionisti ed ai professori, Cinzia Pace e Luigi Zuccarello, che hanno creduto nelle nostre potenzialità, mettendo nelle nostre mani il mestiere dell’indirizzo di scenografia.
Siamo soddisfatti dell’ambiente che si è creato durante questa esperienza, siamo felici tanto da percepire un clima nostalgico durante le ultime note della rappresentazione finale, mentre il pubblico lentamente si alza dalle poltrone dirigendosi verso l’uscita.  E noi rimaniamo lì, stanchi e assonnati, a smontare di nuovo la scenografia nel palco ormai vuoto.

Antonella Luna Servi

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