QUE FUERTE!

“Con un pizzico di volontà si possono raggiungere grandi traguardi”

Giorgio Graziotti incontra la Redazione de Il Poliedrico

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Il giorno 24 marzo 2018, l’autore del libro ‘Que fuerte!’, ci ha dato la possibilità di entrare nel suo mondo attraverso un’amichevole intervista. L’incontro è stato, per noi, molto emozionante perché abbiamo conosciuto una persona davvero speciale, un uomo, ormai, che ha fatto dei propri limiti una risorsa e che, con titanico coraggio, ha affrontato fantasmi e barriere che potenziano la disabilità ed ha raggiunto obiettivi e risultati importanti. La storia e la vita di Giorgio ci vengono presentate attraverso il suo primo libro, Que fuerte!, un’opera che assume valore di monito, di esempio, per tutti coloro che non vivono, pur avendone le possibilità, pienamente la vita. Il testo, autobiografico, ci racconta, invece, di come il nostro protagonista, nonostante quelli che egli stesso definisce ‘piccoli difettucci di fabbrica’, abbia deciso di intraprendere un viaggio Erasmus e ci mostra come i limiti fisici e materiali Giorgio sia riusciti a superarli con la propria forza di volontà. Ha vinto, come sanno fare i ‘grandi’ ed ha deciso di mettere al servizio anche degli altri la propria esperienza di vita. Giorgio ci dimostra come, purtroppo ed ancora frequentemente, l’inclusione debba essere conquistata, anche con la sofferenza  ed il sacrificio. Uno dei suoi traguardi è, appunto, questo scritto che oggi condivide con noi. Curiosi di sapere come si è svolta questa esperienza? Riportiamo quanto ci racconta.

Quando e come è nata la sua passione per la scrittura?

-La mia passione per la scrittura è nata fin da piccolino. Ho sempre amato leggere, anche se a causa del mio deficit visivo ho sempre avuto bisogno di qualcuno che leggesse per me. La voglia di conoscere è sempre stata il mio forte.

Cosa ha significato per lei scrivere questo libro?

-Per me è stata una bellissima esperienza perché è nata dal mio vissuto. Il libro parte dalle mie tre esperienze Erasmus ed è stato come ripercorrere il periodo della mia vita dal 2012 al 2016. La cosa importante è stata anche averlo scritto con un professionista, con il quale ho un bellissimo rapporto. Questa persona è Fortunato, è stato molto più che il mio autore: è il mio quarto compagno di viaggio. Noi due, attraverso la scrittura di questo libro, abbiamo rivissuto quelle che sono state le mie esperienze, le mie sensazioni, i momenti significativi e tutto quello che ha rappresentato Erasmus per me.

È ancora in contatto con le persone incontrate nei suoi tre viaggi studio?

-Assolutamente sì! Sono ancora in contatto con i primi due studenti collaboratori, con una delle mie professoresse di Siviglia, una persona con la quale ho un bellissimo rapporto. Con lei mi interfaccio spesso quando ho dei dubbi, quando mi manca la Spagna e nei momenti di nostalgia. Mi tengo anche in contatto con i miei due studenti collaboratori, con i quali ho un rapporto molto forte, soprattutto con una che io chiamo “la mia sorellina spagnola”, Alba.

Quanto questa esperienza ha cambiato il modo di affrontare le attuali situazioni del quotidiano?

-Certamente, ha cambiato la mia vita, anche perché, come dico sempre a chi vuole fare un’esperienza Erasmus, ‘fate finta che il cervello sia una pagina bianca e scrivete quello che vi viene in mente, il lavoro che verrà fuori rappresenterà voi stessi. Siete liberi di fare una cosa del genere, nessuno vi obbliga anche se è molto difficile’. Anche per me non è stato facile muovermi da casa e lasciare le mie certezze, affidandomi anche a delle persone che non conoscevo, che sono stati i miei accompagnatori. Non è per niente semplice per uno studente con dei “difettucci di fabbrica”, però questo a me ha cambiato la vita!

Quindi, consiglierebbe a tutti noi di vivere un’esperienza Erasmus? 

-Assolutamente sì! Io vi ripeto che ci sono paure normalissime per tutti gli studenti, infatti, noi abbiamo scritto Que fuerte! non solo per gli studenti disabili, ma per tutti i ragazzi che vivono il timore di partire, precludendosi magari la possibilità di effettuare quello che potrebbe essere il viaggio della propria vita. Come lo è stato per me. 

Condividerebbe con noi quello che ritiene uno dei momenti più importanti riportati nel suo scritto? 

-Questa è una domanda complicata, perché ce ne sono stati tanti. Il momento più difficile, e forse il più complicato, è stato quando ho saputo di aver vinto il bando Erasmus perché mi sono chiesto: “e ora come faccio?”. Non avrei mai pensato, seriamente, di essere selezionato. E per questo, devo fare un grande ringraziamento a una persona, la  più importante della mia vita, mia madre, che mi ha dato un calcio nel sedere mostruoso e mi ha detto “prova, perché i tuoi limiti sono limiti fisici non mentali e i limiti che ti poni tu sono quelli che devi abbattere prima di tutto”. Devo dirvi la sincera verità? Se ho fatto tutto quello che ho fatto lo devo a lei.. e poi anche un po’ a me stesso!

Farebbe un altro viaggio Erasmus? 

-Assolutamente sì! Perché è la mia vita. Io non cambierei nulla della mia vita, sono pronto a riviverla quarantacinque miliardi di volte. Peccato che ne ho una sola!

Ho 27 anni, mi sono laureato già da due anni. Se vincessi un dottorato di ricerca potrei fare un periodo di stage all’estero e lo rifarei assolutamente.

E quindi, si può affermare che l’Erasmus ha consolidato il suo carattere e la sua personalità?

Penso di sì, anzi, ne sono sicuro. Se potessi farei una cosa. Ci sono tutte quelle campagne per dire ‘Fai Erasmus’ con tutte quelle facce felici, che sembrano finte, no? Ebbene, se mi chiedessero di fare una campagna Erasmus, io andrei in giro e mi impegnerei a far capire quanto è importante questo tipo di esperienza, senza dover essere finto. Nell’introduzione di Erasmus Plus troviamo scritto ‘Erasmus cambia la vita e apre la mente’, ed è una cosa vera!

Giorgio Graziotti ci ha insegnato che spesso la disabilità rappresenta una condizione mentale più che fisica. Le sue esperienze, il suo carisma e la sua forza cancellano i ‘difettucci’ e ci presentano una grande persona. Ringraziamo sinceramente la prof.ssa C. Mattioni e la prof.ssa R. Bassanelli, responsabile del progetto Erasmus Plus, per aver organizzato l’incontro, rendendoci testimoni di una così importante lezione.

Domande ed intervista a cura di Adina Enache e Denise Mattei

Trascrizione ed articolo a cura di Elena Capitanelli e Sara Ferri

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