“Water the flowers”: l’arte della non violenza.

 

La docente Maria Elena Piferi, ideatrice del bando di concorso “A Silvia”, che rientra nel progetto “Un pesce in una biglia” curato dall’ Associazione Culturale Donna Olimpia, ha organizzato l’attività concorsuale, rivolta alle Scuole Secondarie di I e II grado della provincia di Viterbo, per ricordare il valore delle donne, sensibilizzare le nuove generazioni al rispetto e condannare la violenza di genere. Gli studenti sono invitati ad elaborare poesie, canzoni  e racconti in prosa, legati al tema,  originali e inediti. Gli elaborati saranno valutati da una giuria di esperti, costituita dalla  Direzione Scientifica e Organizzativa del concorso, da artisti e professionisti del mondo dell’editoria, della poesia, della musica, della letteratura e della comunicazione. Da quest’anno, il concorso è intitolato a Silvia Tabacchi, la giovane laureata in Lettere di Vasanello, uccisa il 17 marzo 2017 dall’ex fidanzato poi morto suicida.

L’istituto Orioli ha accolto, nell’ambito della stessa iniziativa, un giovane artista americano, Mark Samsonovich, per la realizzazione di un murales posto sulla facciata esterna dell’edificio, in via Villanova. La prof.ssa Piferi ha contattato direttamente l’artista, di chiara fama internazionale, per riprodurre, anche a Viterbo, “Water the flowers”, celebre opera dell’artista proposta quale simbolo espressivo del rispetto e dell’amore reciproci. Il murales raffigura i corpi di un uomo e di una donna, spogliati dagli orpelli e dalle convenzioni del quotidiano, che, quasi quali immagini riflesse, identiche, per dimensione e carattere, effettuano un gesto che consente la vita. La testa delle due figure non ha un carattere realistico, è, infatti, rappresentata attraverso una ideale composizione floreale, tenuta in vita grazie al reciproco offrirsi acqua di nutrimento. L’opera, che può essere ammirata da chiunque si trovi nei pressi della struttura, rappresenta poesia, amore e condivisione. Degnamente, quindi, le è stato affidato il compito di fungere da monito, di ricordare e promuovere riflessioni a tutti gli alunni che varcheranno la soglia della scuola, per generazioni. La violenza si può combattere con l’amore e la rivoluzione culturale e sociale auspicata dalla prof.ssa Piferi passa proprio attraverso una delle forme più pure dell’espressione umana: l’arte. Gli alunni avranno il compito, ogni anno, di riprendere contorni e colori dell’opera, per non lasciare che, insieme ad essa, sbiadiscano l’insegnamento e la memoria.

Simonetta Pachella, dirigente dell’istituto Orioli, ha parlato a noi alunni e si è detta entusiasta dell’iniziativa. La scuola, insieme al Miur-Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio-Ambito Territoriale Di Viterbo, l’Università degli Studi della Tuscia, l’Onps-Osservatorio Nazionale Permanente sulla Sicurezza, la Provincia Di Viterbo, il Comune Di Vasanello, la Biblioteca Consorziale Di Viterbo, la Uil Scuola Viterbo, ha visto nascere al suo interno e sostenuto l’intero programma. La nostra Dirigente è orgogliosa per la portata internazionale che assunto il progetto e con sensibilità determinata appoggia la finalità dell’iniziativa: combattere la violenza di genere. 

“Quando si parla di violenza di genere ci dobbiamo tutti sentire chiamati in causa. Dobbiamo tutti riflettere proprio su quello che è il delicato equilibrio nel rapporto tra uomo e donna. L’idea di appartenenza, di possesso, di pregiudizio, le espressioni di prepotenza e di aggressività vanno contrastate con un insegnamento alla non violenza che ogni realtà educativa, da quella familiare a quella scolastica, deve perseguire per insegnare, alle nuove generazioni, la giusta dimensione dell’amore. L’arte e la poesia, tra le manifestazioni più nobili dell’animo umano, possono rappresentare il giusto linguaggio, il luogo privilegiato della comunicazione di valori duraturi e formanti”.

Rosa Badini e Giorgia Ruberto

Intervista a Mark Samsonovich

La redazione ha avuto la possibilità di incontrare Mark Samsonovich e condurre un’intervista, completamente in inglese  ! La traduzione simultanea dell’evento è stata curata dalla prof.ssa O. Cappannella.

Come, secondo lei, l’arte può insegnare i valori di civiltà e di rispetto utili ad una corretta convivenza civile?

Per me l’arte è una serie di ideali. Per esempio, i murales, sono nati da una serie di rapporti con il mondo esterno, con concetti e ideali della vita.

Come concepisce la sua arte e come la definirebbe?

La mia arte è personale, con dei punti di oggettività perché si basa anche su esperienze personali.

L’arte talvolta, può essere qualcosa che ti porta a realizzare quello che non hai soddisfatto o realizzato nella vita. La mia arte è minimalista, si basa su un equilibrio tra le emozioni che possono essere le più disparate. Io sto cercando di scoprire qualcosa che sia reale e che rispecchi il modo in cui penso e provo le mie sensazioni. La mia ispirazione, talvolta, la traggo da ciò che possono essere i media per collegare ciò che dentro di me nasce come espressione con quanto c’è all’esterno.

Da quali elementi, stili o riferimenti trae la sua aspirazione?

C’è un artista che in particolare modo mi ha ispirato, Raptor, un pittore d’arte astratta, che dipinge dei quadri abbastanza grandi, di circa due metri per tre, formati da dei blocchi di colore. I suoi quadri trasmettono emozioni molto forti perché danno la sensazione della realtà.

Qual è il suo rapporto con la società e qual è il rapporto della società con la sua arte?

La mia esperienza con la società è un elemento fondamentale da considerare, perché è un modo per riconoscersi in un contesto specifico, con un tempo specifico, caratterizzato da elementi con i quali bisogna comunque confrontarsi per arrivare a dei compromessi.

Cosa pensa dell’arte italiana?

L’arte classica e quella rinascimentale sono tra le mie preferite, infatti quando vado nei musei sono le opere che ammiro di più.

Cosa si sentirebbe di consigliare ad un ragazzo che vuole fare dell’arte la propria ragione di vita?

Apparentemente fare l’artista, e vivere come artista, è quasi impossibile, credo. Vi suggerisco di trovare un luogo nel mondo, un posto dove sia possibile vivere d’arte. Vi suggerisco, inoltre, di seguire le vostre passioni e i vostri ideali, mettendovi al centro di ogni situazione, in modo da poter maturare. Se vuoi intraprendere la carriera d’artista, devi mettere al centro delle tue esperienze la tua passione e la tua arte, qualsiasi lavoro voi vogliate fare. Qualche volta ho vissuto momenti di depressione, ma anche tanti momenti di felicità. Ci sono, tuttavia,  molte persone invidiose della vita che faccio, quindi, spesso, l’artista è portato a vivere da solo. In ogni caso, è anche un’avventura sorprendente e riconosco di essere stato fortunato, anche a livello economico.

È soddisfatto della tua arte e della tua vita da artista?

Non completamente, un artista è sempre insoddisfatto, alla continua ricerca, per ottenere il massimo, da se stessi e dalla propria ispirazione.

Qual è la domanda, che non le hanno mai rivolto, alla quale avrebbe voluto rispondere?

Confesso che avrei voluto fare il ballerino. Ma non so esattamente che tipo di domanda vorrei mi si rivolgesse, anche io ho delle domande alle quali non ho ancora dato risposte.

Quale è, quindi, la domanda alla quale non è riuscito a dare una risposta?

C’è una domanda alla quale non sono riuscito ancora a dare risposta, che è poi un grande cliché, ossia: “Perché esisto? Perché vivo?” Ma ho imparato che il quesito più impegnativo da porsi è: “Di che cosa ho bisogno per avere una vita in cui non posso farmi sempre domande? Per avere una vita nella quale riesco a dare risposta anche a le domande più grandi?”

Può raccontarci la tua storia?

Certo. Sono un rifugiato e provengo dall’Unione Sovietica. Sono emigrato negli Stati Uniti all’età di tre anni. Quando siamo arrivati in America, io ed i miei genitori, le nostre condizioni di vita erano molto povere. Mio padre, in Russia, era un medico, ma il suo titolo di studio non aveva lo stesso riconoscimento del paese natio, quindi, ha dovuto ricominciare gli studi, oltre alla difficoltà dell’apprendere una nuova lingua. Inoltre, ha svolto diversi lavori quali il benzinaio e il corriere per la consegna dei giornali la mattina. In seguito i miei genitori si sono separati e mio padre è riuscito a superare gli esami per essere riconosciuto come medico. E’ stato un percorso durato più di dieci anni, nei quali ho osservato mio padre ricominciare da zero, ed è proprio lui la mia più grande ispirazione: mio padre mi ha guidato, insegnandomi ad andare avanti e a non arrendermi mai.

Domande ed intervista a cura di Adina Enache e Denise Mattei

Trascrizione a cura di Sara Ferri e Chiara Piccione

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