Publio Muratore “Il disegno e l’artista”

 

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Publio Muratore, pittore, scultore, scenografo e insegnante di disegno e storia dell’arte, nasce a Gallese nel 1918. Docente storico e artista nell’anima, visse la terribile esperienza dei campi di concentramento, dopo essere stato intercettato e catturato dai nazisti. Nel 1945 riuscì però a sfuggire all’inferno dei lager e fu proprio la sua arte a risultare salvifica. Per ricordare l’uomo e l’artista, presso l’ Ex Mattatoio-Valle Faul di Viterbo, è stata allestita la mostra “Publio Muratore-il disegno e l’artista”, esposizione che conserva la volontà di tenere viva la memoria di una grande passione, di un grande talento, fruibile attraverso la condivisione della collezione artistica della famiglia Muratore. Il percorso espositivo è stato suddiviso in cinque sezioni. La prima che si incontra è “Viterbo”, ambito in cui si ricorda il peculiare rapporto tra l’artista e la sua città. Straordinari i dettagli: piazze, scorci, borghi medioevali. La seconda sezione si intitola “Studi” ed è dedicata alle elaborazioni, spesso svolte en plein air, di persone, paesaggi, volti e animali. Come nella trascrizione su carta dei paesaggi viterbesi, anche “In viaggio” (la terza sezione) l’immagine e il tratto sono spesso realizzati con strumenti di fortuna: penna a sfera, matite, pennarelli. Questa sezione può essere considerata il racconto di immagini di vita, episodi riguardanti la sua famiglia in diversi luoghi e contesti. “Bozzetti” anticipa la quinta sezione, occupata da studi di quelle che saranno poi opere definitive. L’ultima parte, “Trascrivere l’idea: oltre il bozzetto” è il raggiungimento dell’apice artistico di Publio Muratore. Le opere del comparto sono realizzate con acquarelli e tempera o con colori a olio applicata in modo grezzo, materico, direttamente con la spatola. Il percorso espositivo è una retrospettiva e al visitatore capiterà di scoprire oggetti personali dell’artista disposti in maniera scenografica, altra grande passione di Publio Muratore. La mostra sarà aperta al pubblico dal 26 gennaio al 18 febbraio 2018 in onore del centenario della nascita dell’artista.

 

Elena Capitanelli e Adina Enache, ‘Il Poliedrico. Giornale dell’Istituto Orioli’

 

In ricordo dell’artista e dell’insegnante, le parole di un alunno del 1975.

 

1974/1975 Liceo Scientifico Ruffini, Viterbo.

Erano anni turbolenti, nascevano gli Iron Maiden,  per pubblicizzare un negozio furono creati i Sex Pistols, l’offensiva dei Khmer Rossi in Cambogia, Margaret Thatcher nuova leader dei conservatori inglesi, l’assassinio di due carabinieri di Mario Tuti, Charlie Chaplin nominato baronetto,  il compromesso storico, grandi vittorie nell’automobilismo e nello sci italiano, esce il primo Fantozzi, Re Faysal dell’Arabia Saudita assassinato da un nipote,nasce Microsoft,  Sojuz e Apollo si agganciano nello spazio, la  sanguinaria dittatura di Pol Pot in Cambogia, gli americano si ritirano da Saigon in Vietnam, la Citroen cessa la produzione della Ds “Lo Squalo” e la Fiat della 500, esce Wish You Were Here dei Pink Floyd, il massacro del Circeo, il Trattato di Osimo che cedette gran parte della Venezia Giulia alla Yugoslavia, colpo di stato fallito in Portogallo, attentato mortale all’Aeroporto La Guardia New York, scoperta di una nuova galassia e tanto altro, come caratteristico della storia dell’uomo.

Nonostante il periodo di tensioni fra ideologie di sinistra e di destra che spesso sfociavano in “confronti” che tutto erano meno che dialettici all’uscita dai licei, l’uomo non ricordo abbia mai fomentato in alcun modo altro che la passione per l’arte e la capacità di raffigurare pensieri, emozioni, opere, idealizzare strutture.

Un grande uomo e un grande professore, certo non meritato per un “diversamente artista” come il suo allievo ma io lo ammiravo, mi sentivo a mio agio perché avevo predisposizione per il disegno almeno tecnico, del resto eravamo allo scientifico.

Mi aveva insegnato la diversità e leggerezza del tocco a seconda dei casi, la precisione millimetrica dei dettagli e la passione per il trasferire sulla carta in modo proprio un progetto, una copia, una visione, una rappresentazione di qualcosa di realizzabile che chi doveva realizzare potesse comprendere e … Fare.

Uno spirito libero anche nel pensiero, mai gratuitamente critico con niente e nessuno, sempre molto rapido, concentrato sul trasmettere la conoscenza senza mai disperdere tempo e risorse in modo inutile. Veloce ma estremamente chiaro, incisivo, appassionante nelle sue presenze e insegnamenti con l’inseparabile blocco sul quale, con buona pace di noi che salvo pochi al massimo potevamo sporcare un foglio bianco, riusciva a materializzare con una grazia cha dava i brividi qualsiasi cosa, anche la più tecnicamente complessa struttura con un tratto privo di esitazione ed immediatamente tale da considerare ogni bozzetto un miracolo.

A mia figlia oggi piacerebbe sapere che amava rappresentare animali e … cavalli !!! I suoi soggetti preferiti.

Il suo modo di apparire – si è il termine giusto – e di scomparire dalla classe avrebbe fatto sentire Flash Gordon un “parvenu”;  non c’era modo i prevederne i movimenti, il tempo di percorrenza dalla porta alla materializzazione in cattedra e viceversa avrebbe richiesto analisi quantistiche.

Lo ricordo poco in cattedra, più spesso in mezzo a noi, o meglio come un Generale Custer che a Little Bighorn avesse cambiato la storia circondando, sebbene fosse in minoranza di forze, i Sioux di Cavallo Pazzo!  Tanto senza armi su un foglio, il tuo in quel caso, con una matita, grazia e tempestiva efficacia ne aveva per tutti senza tralasciare nessuno.

Eppure la sensazione era di trovarsi di fronte ad un’autorevolezza latente, mai espressa in modo autoritario, che generava rispetto e ammirazione.

Non aveva nulla a che fare con lo stereotipo del professore, il suo modo di prestare attenzione al nostro lavoro era straordinariamente unico, rapidissimo, chiarissimo, efficace, capace di ottenere un livello di attenzione e comprensione superiore.

Oggi mi viene da pensare che montasse un processore mentale particolarmente evoluto, chissà da dove operava il “download” degli … aggiornamenti … continui, unito ad una originale sensibilità emotiva mai affettata che riusciva a trasmettere importanza e possibilità di riuscire anche a chi riteneva di non avere speranze.

La capacità di trasmettere fiducia in sé stessi, di vivere qualunque cosa con passione, quella passione di vivere che lo aveva sempre caratterizzato e che probabilmente la prigionia nei campi di lavoro in Germania aveva accentuato e dove dimostrò in una nota occasione di essere anche un uomo di assoluto coraggio e altruismo.

Uno uomo che conosceva il passato, sebbene radicato nel  presente, riuscendo a fondere dai due tempi una visione del futuro; del resto, parafrasando Winston Churchill “ … più si guarda indietro e più lontano si può vedere in avanti.  Non è un concetto filosofico o politico, fatevi dire da un oculista se è vero o no! … “

Il terzo anno non fui più con lui, la mia strada continuava fra le stelle sul mare perché, come a qualcuno è piaciuto far pensare che Cristoforo Colombo abbia detto “ … e il  mare concederà ad ogni uomo nuove speranze, come il sonno porta i sogni … “ o lo avrà detto davvero?

Sono passati molti anni ma il suo ricordo è fra quelli che restano indelebili nel cuore e nella vita.

Mauro Favretto

 

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